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Il corso si propone di analizzare la fenomenologia degli stili come pratica di interpretazione dei linguaggi visivi, con particolare attenzione alla moda intesa non solo come sistema produttivo, ma come dispositivo culturale, estetico e identitario. Attraverso un percorso trasversale tra arti visive, arti applicate, media art e cultura digitale, si intende offrire agli studenti strumenti teorici e critici per comprendere come si costruiscano e si trasmettano significati stilistici nel tempo.
Il punto di partenza sarà l’indagine della forma come espressione di un’epoca e come proiezione dell’individuo nel contesto sociale. A tal fine si analizzeranno immagini fondative della rappresentazione dell’identità attraverso lo stile, come il celebre Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan van Eyck, emblema della messa in scena del potere simbolico tramite l’abito, l’oggetto e la postura. Da qui si proseguirà con lo studio dell’estetismo ottocentesco e del Dandismo, considerato come una strategia visiva e concettuale per trasformare la propria esistenza in opera d’arte. Saranno approfonditi autori centrali come William Morris, teorico dell’unità tra arte e vita, e Aubrey Beardsley, raffinato interprete di un’estetica decadente e grafica che anticipa dinamiche visive della comunicazione contemporanea.
La riflessione si estenderà poi alle arti visive del secondo Novecento e del presente, analizzando il rapporto tra comunicazione culturale e comunicazione di massa, con particolare attenzione alle pratiche artistiche che interrogano i media, il corpo e lo spazio. In questo contesto verranno studiati artisti come Bruce Nauman, Studio Azzurro, Bill Viola, Shirin Neshat, Fabrizio Plessi, Diana Thater e Dawn Kasper, che hanno operato una trasfigurazione dei linguaggi audiovisivi, della performance e dell’installazione per mettere in discussione identità, percezione e narrazione.
Sarà centrale anche il dialogo tra arte e scienza, che si manifesta nel lavoro di Jeremy Shaw e James Beckett, autori che esplorano la robotica, la simulazione e le immagini oggettuali della conoscenza. Parallelamente, si approfondiranno le ricerche di Mikhael Subotzky e Sarah Sze, che usano l’oggetto come elemento narrativo, e quelle di Chiharu Shiota, la cui poetica dell’installazione intreccia memoria, simbolo e spazio.
Particolare attenzione sarà rivolta alla cultura digitale e alle estetiche post-Gutenberg, attraverso l’analisi di pratiche artistiche nate all’interno della rete e dei nuovi media. Tra queste, il lavoro di Josh Poehlein (Modern History) sarà letto come anticipazione del fenomeno del remix visivo e della condivisione di sequenze televisive come nuova mitologia collettiva. La figura del content creator sarà discussa come nuova forma autoriale, in dialogo con l’esperienza estetica proposta da Guan Xiao, che rielabora le opere classiche – come quelle di Michelangelo – attraverso la lente dell’interpolazione digitale.
Verrà inoltre esplorato l’incontro tra arte, spazio e tecnologia nel lavoro di Tomás Saraceno, con le sue ambientazioni dodecaedriche sospese tra sostenibilità e utopia, mentre, all’interno del rapporto tra moda e arte, ampio spazio sarà riservato a Gianni Versace, figura centrale nell’estetica del barocco pop e nella costruzione di un dialogo tra fashion e arte contemporanea, culminato nell’importante esposizione al Victoria & Albert Museum negli anni ’80. Verrà analizzata anche la pratica di Francesco Vezzoli, che riflette sulla cultura dello spettacolo e sulla costruzione dell’immagine nella società postmediatica. Kehinde Wiley sarà discusso in relazione al concetto di stile come riscrittura dell’identità afroamericana attraverso i codici del ritratto storico e della moda contemporanea.
Nel corso saranno affrontati anche i casi di artisti come Jenny Holzer e Hank Willis Thomas, che utilizzano la parola come codice visivo e dispositivo critico, nonché quello di Cristian Lemmerz, che impiega la realtà virtuale per creare ambienti immersivi dove lo spettatore è parte attiva dell’opera.
La didattica sarà articolata in lezioni frontali, analisi visive guidate, esercitazioni in aula e laboratori tematici, con il supporto di materiali audiovisivi e documentari. Sono previste visite guidate a mostre, gallerie e istituzioni museali, oltre a possibili incontri con artisti e curatori.
Particolare attenzione verrà dedicata alla progettualità del gioiello, evidenziando il valore del design come eredità delle arti applicate nel settore del fashion, con un approfondimento specifico sul lavoro svolto da numerosi artisti contemporanei, tra cui Braque, Cocteau, Bourgeois, César, Baj, Haring, Chapman, Klein, Oppenheim, Nam June Paik, Soto, Opalka e Koons.
La verifica dell’apprendimento si svolgerà attraverso una prova scritta (elaborato critico e visivo individuale su un tema concordato) e una prova orale (discussione teorica dei contenuti affrontati a lezione), accompagnate dalla valutazione della partecipazione attiva alle esercitazioni.
La bibliografia comprenderà testi teorici fondamentali come Il senso della moda di Roland Barthes, Il divenire delle arti di Gillo Dorfles, Il ritorno del reale di Hal Foster, e saggi specifici sul rapporto tra arte, moda e media. Saranno inoltre utilizzati cataloghi e materiali digitali dedicati agli artisti trattati, resi disponibili tramite piattaforma, biblioteca o presentati dal docente durante le lezioni.
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Accademia Albertina di Belle Arti di Torino
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